Direttorio, nuovo leader o Di Maio ancora in sella, le tre strade del M5s alle assise di marzo

Direttorio, nuovo leader o Di Maio ancora in sella, le tre strade del M5s alle assise di marzo

movimento cinque stelle

Il leader M5s sembra pronto a dare battaglia agli Stati generali del MoVimento a metà marzo, dove sarà presentato il documento dei tre senatori che chiedono apertamente una diversa struttura per i Cinquestelle

di Andrea Gagliardi

Tra cartellini rossi e porte sbattute, ecco chi ha lasciato il M5S

3′ di lettura

I focolai nel M5s sono sempre più diffusi. Resta da capire quale sarà il futuro assetto. Non pare che Di Maio voglia dimettersi nel breve. E così tra ribelli alla Camera e al Senato ed espulsi che continuano a bombardare

il quartier generale, Di Maio lavora alla crisi libica, fa campagna per le elezioni regionali e prepara il pugno duro. Trentacinque mail sarebbero arrivate dai probiviri M5S ai ‘morosi’ delle restituzioni; in 8 potrebbero andare verso l’espulsione. Per gli altri, sospensione o avviso bonario nei casi meno gravi.

Agli Stati generali di marzo il redde rationem

Il ministro è pronto a dare battaglia anche agli Stati generali del MoVimento a metà marzo, dove sarà presentato il documento dei tre senatori che chiedono apertamente una diversa struttura per i Cinquestelle, comprese le dimissioni di Di Maio. Quella sarà l’occasione per ogni discussione sul Movimento e il suo futuro. E dallo staff tornano a smentire che il leader M5s possa lasciare la guida prima o subito dopo le regionali. Sembra testimoniarlo il fatto che Di Maio è già pronto a respingere quanti proveranno ad addossargli la responsabilità di un’altra eventuale debacle: «Lui in Emilia Romagna e Calabria non avrebbe voluto presentare liste – dicono i suoi – hanno deciso i Cinque stelle locali».

Ipotesi gestione allargata

Certo, il leader M5s punta per rimandare in sella ad allargare la gestione del Movimento. Si è parlato nei giorni scorsi di un ritorno dopo gli Stati generali a una struttura simile al vecchio direttorio (composto all’epoca da Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carlo Sibilia, Carla Ruocco e Alessandro Di Battista). Poi di un affiancamento della sindaca di Torino Chiara Appendino, che però si sfila («Penso ad amministrare Torino»). Ed è in corso un tentativo di coinvolgere Paola Taverna, così come vuole un maggiore protagonismo del presidente della Camera Roberto Fico, storico «nemico interno».

I big a difesa di Di Maio

Diversi i big che sulla stampa difendono il leader. «Non vedo una guerra contro Luigi, è una minoranza che sta provando ad attaccarlo – così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede -. Il capo politico è e deve restare lui», e senza rinunciare al ruolo di ministro. «Ci sono tanti avvoltoi in giro, non è bello – attacca il viceministro Stefano Buffagni -. E non vedo leadership alternative all’orizzonte. «Vediamo quali proposte e soprattutto quali persone si candideranno ad assumere delle responsabilità che finora sono ricadute tutte sulle spalle di Di Maio», sembra sfidarli il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Di parere diverso un’altra ex ministra cinquestelle, Giulia Grillo. «Ormai siamo una struttura verticistica senza pesi e contrappesi», dice, pur confermando «affetto e amicizia» per Di Maio. Ma «o si cambia impostazione oppure lascerò il M5s».

Cambio alla guida non è più un tabù

Un assist al capo pentastellato arriva da Alessandro Di Battista, che dopo aver preso le distanze dall’espulsione di Gianluigi Paragone, interviene a difendere il lavoro di Di Maio da ministro degli Esteri e, pur ribadendo «enormi perplessità sul governo», sul M5s dice: «È un momento di difficoltà, ma tante cose sono state fatte». E’ un segnale distensivo, da parte di uno dei rivali interni più accreditati per una eventuale

successione, per la quale si fanno i nomi di Stefano Patuanelli

e Paola Taverna (c’è chi cita anche Chiara Appendino). Un cambio alla guida del Movimento però non è più un tabù. E c’è chi continua a pensare che potrebbe essere lo stesso Di Maio alla fine a scegliere di lasciare.

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