Bene la scelta di Cate Blanchett, speriamo senza fondamentalismi vetero femministi

Bene la scelta di Cate Blanchett, speriamo senza fondamentalismi vetero femministi

Cate Blanchett sarà presidente della Giuria della prossima Mostra di Venezia: lo comunica Paolo Baratta, ne canta le lodi Alberto Barbera, lei si dichiara onorata. Tutto bene dunque,  speriamo solo che questa straordinaria attrice – essendo anche figura impegnata «in difesa dell’emancipazione femminile in un’industria del cinema che deve ancora confrontarsi con i pregiudizi maschilisti» –  non riapra il gioco dei fuochi polemici: sia riguardo un’eventuale scarsità di quote rosa nella selezione dei film in gara nella 77esima edizione; sia riguardo eventuali presenze di «indesiderati» al Lido. Com’era avvenuto lo scorso settembre, quando nel corso della conferenza stampa di apertura della Mostra, la presidente della Giuria Lucrecia Martel aveva dichiarato che la presenza in concorso di Roman Polansky, sotto accusa dal 1977 per abuso sessuale di minorenne, la metteva a disagio. Il direttore Barbera aveva subito replicato rivendicando il diritto a scegliere un’opera esclusivamente in base al suo valore, una posizione sulla quale siamo in pieno accordo.

Tuttavia se le esternazioni della Martel ci avevano fatto temere il peggio, e cioè che il pregiudizio velasse al giudizio, il Palmares ci ha smentito. L’ufficiale e la spia ha vinto il Leone d’argento e la regista argentina si è dimostrata persona dotata di finezza pari a quella dei suoi film. Ora ci auguriamo che la Blanchett, nel ruolo di presidente, si comporti allo stesso modo, ricorrendo allo strumento della sua intuizione e sensibilità di artista. E’ vero che il mondo del lavoro, in ogni settore professionale, penalizza le donne, è vero che esiste l’abuso ed è vero che “Sistema” va cambiato. Ma, restando nell’ambito del cinema, le cose non si cambiano imponendo pellicole deboli solo perché a firma femminile; oppure assumendo, come a volte succede, atteggiamenti da caccia alle streghe. Molti dei personaggi che Cate ha fantasticamente interpretato sono stati scritti da uomini; e a portarla all’Oscar con Blue Jasmine, è stato un signore di nome Woody Allen, che vedi caso è uno dei ricorrenti bersagli del #MeToo.

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