Coronavirus, Dombrovskis: «Sui conti dell’Italia saremo comprensivi»

Coronavirus, Dombrovskis: «Sui conti dell’Italia saremo comprensivi»

il vice presidente della commissione ue

Il vice presidente dell’esecutivo europeo: «Abbiamo già una clausola nel Patto di Stabilità prevista per far fronte a tutti i tipi di emergenze. Le questioni relative al coronavirus sarebbero ammissibili ai sensi di questa clausola. Quindi, se dovessero esserci richieste da parte degli Stati membri, saremmo aperti a discuterne»

di Beda Romano

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3′ di lettura

La Commissione europea è pienamente consapevole dei rischi che l’epidemia influenzale da coronavirus sta facendo correre all’economia della zona euro, e di alcuni paesi in particolare. Parlando a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole24 Ore, il vice presidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis, 48 anni, si è detto pronto a considerare insieme al governo italiano eventuali circostanze attenuanti nel valutare l’andamento delle finanze pubbliche.

Che valutazione fate dell’epidemia influenzale da un punto di vista economico, visto che alcuni esperti già prevedono una recessione mondiale?

Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi relativi al coronavirus, prima di tutto per il suo impatto sulla salute pubblica. Sta avendo anche implicazioni economiche. Quando le previsioni d’inverno furono messe a punto, l’epidemia influenzale era ancora in uno stadio iniziale. Il suo impatto quindi non è stato quantificato in quelle stime (pubblicate a metà mese, ndr). Era solo ritenuto un fattore di rischio per l’economia. Faremo quindi un aggiornamento in occasione delle previsioni di primavera. Chiaramente l’epidemia influenzale è un elemento che sta influenzando la crescita economica. Certo dipenderà da come la stessa epidemia si svilupperà. Vi sono ancora molte incertezze.

Sarà possibile per i paesi economicamente più colpiti di beneficiare di un atteggiamento comprensivo da parte di Bruxelles?

Abbiamo già una clausola nel Patto di Stabilità e di Crescita che riguarda inusuali eventi fuori dal controllo di un governo. È prevista per far fronte normalmente a tutti i tipi di emergenze. Naturalmente le questioni relative al coronavirus sarebbero ammissibili ai sensi di questa clausola. Quindi, se dovessero esserci richieste concrete da parte degli Stati membri, saremmo aperti a discuterne.

Intanto, la situazione italiana rimane strutturalmente debole, a vent’anni dalla nascita dell’euro. Ci può riassumere brevemente il nuovo rapporto-paese che la Commissione europea pubblica mercoledì 26 febbraio e che dedica all’Italia?

Il paese rimane caratterizzato da uno squilibrio macroeconomico eccessivo (insieme alla Grecia e a Cipro, ndr) a causa di un debito pubblico persistentemente elevato, una bassa crescita della produttività, un tasso di disoccupazione ancora alto, e relativamente elevati livelli di crediti inesigibili nel settore bancario. Le raccomandazioni-paese (pubblicate l’anno scorso, ndr) sono state adottate con qualche progresso, ma chiaramente sono necessari maggiori sforzi alla luce degli squilibri di cui ho appena parlato.

Più in generale, quale è la situazione della zona euro?

Una politica economica e di bilancio responsabile rimane una importante precondizione per una crescita economica sostenibile e la creazione di posti di lavoro perché dobbiamo assicurare una stabilità macroeconomica e finanziaria. Per questo motivo, l’elevato livello di debito in alcuni paesi è un fenomeno preoccupante. Abbiamo bisogno di un approccio differenziato da paese a paese per ridurre la divergenza tra le tendenze debitorie. Vi è poi un chiaro bisogno di migliorare la qualità delle finanze pubbliche, con una maggiore attenzione agli investimenti. Il settore finanziario è in migliore salute, ma vi sono ancora sacche di debolezza in alcuni paesi membri. La crescita della produttività rimane una sfida da vincere, eliminando le barriere all’investimento. Anche la riduzione delle ineguaglianze sociali rimane un aspetto importante della nostra analisi.

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