Coronavirus: tutti i danni al made in Italy, settore per settore

Coronavirus: tutti i danni al made in Italy, settore per settore

Poi c’è il delicato tema dell’automotive. L’agenzia di rating Moody’s ha

analizzato l’impatto del coronavirus sull’intera filiera e stima che la crescita nel settore a livello globale tornerà in positivo solo nel 2021, facendo segnare un +1,5%. L’epidemia partita da Wuhan ha infatti ridotto la domanda e – poiché la Cina è un importante hub per i componenti auto – ha anche interrotto le catene di approvvigionamento nell’industria. Le previsioni di Moody’s sulle vendite globali di auto nel 2020, non solo per effetto del coronavirus ma anche per le nuove norme sulle emissioni, indicano un calo del 2,5% nel 2020, in miglioramento rispetto al calo del 4,6% che era stato registrato nel 2019, ma con peggioramento del declino (-0,9%) previsto in precedenza per il 2020. Questo avrà un impatto anche sul settore della componentistica molto forte in Lombardia e Veneto, di fatto “l’officina” delle auto tedesche e due regioni coinvolte nelle restrizioni e nelle quarantene sanitarie imposte a causa del virus.

Commercio internazionale, a rischio 138 miliardi di euro

Un’altra batosta rischia di abbattersi sull’export, “grazie” alla registrazione di casi di coronavirus in alcune delle province più incisive sull’export nazionale. Secondo alcune stime, le vendite fuori dai confini nazionali delle amministrazioni interessate da casi di Coronavirus (Lodi, Cremona, Pavia, bergamo, Milano, Monza, Sondrio, Padova, venezia, Treviso, Piacenza, Parma, Modena e Rimini) valgono un totale di 138 miliardi di euro a fronte di un volume complessivo di esportazioni pari a 465 miliardi di euro.

Il conto si fa salato anche sul versante delle fiere, appuntamenti preziosi sia per l’afflusso di visitatori (vedi sopra) che per il giro d’affari innescato dai vari eventi. La tegola più grave è arrivata forse su Milano, con il rinvio a giugno del Salone del mobile : la vetrina globale dell’arredoc he porta in dote oltre 2mila espositori e 400mila presenze. L’evento si accompagna al cosiddetto «Fuorisalone», il circuito di 1000 e passa eventi distribuit per la città a fianco dell’evento fieristico. I due appuntamenti danno vita, insieme, alla Design week: una sette giorni del design che genera, secondo dati della Camera di Commercio di Milano, un indotto da 350 milioni di euro.

Food e vino in bilico

Parlando di vendite oltreconfine, un’altra vittima rischia di essere il made in Italy nell’agroalimentare. Una stima di Coldiretti su dati Istat ha rilevato un calo dell’11,9% delle esportazioni di prodotti italiani in Cina solo nel gennaio 2020, ribaltando il trend di crescita che aveva raggiunto il suo apice nel 2019: vendite record di 460 milioni di euro, con 140 milioni di euro in arrivo solo dalle esportazioni di vino. Nonostante il suo peso, e le sue prospettive di crescita, la Cina incide in maniera ancora marginale sull’export del marchio italiano.

Solo nel 2018, sempre secondo dati Coldiretti, le esportazioni del cibo italiano erano lievitate fino a un valore di 41,8 miliardi di euro, proiettandosi a un ulteriore balzo del 5% nel 2019. Tra i settori cruciali quello enoico, con le esportazioni di vino italiano attestate dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor a un controvalore di 6,36 miliardi di euro (+2,9 sul 2018) . Coldiretti teme che la psicosi da coronavirus possa innescare speculazioni contro i prodotti italiani, favorendo i plagi stranieri (il cosiddetto italian sounding) a scapito delle esportazioni.

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