Il Coronavirus apre la porta al governo di emergenza nazionale, perché Salvini non può dire no

Il Coronavirus apre la porta al governo di emergenza nazionale, perché Salvini non può dire no

Coronavirus, prevenzione e quarantena: le regole fuori dall’area rossa

3′ di lettura

Il contesto è cambiato: la recessione fino a una settimana fa era un’ipotesi minacciosa ma ora che il coronavirus ha paralizzato il cuore produttivo del Paese è diventata una drammatica certezza. Questa svolta, brusca e inaspettata, si è immediatamente riflessa sulla politica, sul governo – chiamato a dare risposte e soprattutto soluzioni – e sulle opposizioni, anzi sul principale partito d’opposizione e il suo leader: Matteo Salvini.

La Lega non può deludere il Nord

Perché anche se la svolta sovranista del Capitano ha cancellato dal simbolo il Nord, è sempre lì e da lì che deriva la sua forza. Salvini lo sa bene. Sa che se altrove possono bastare i suoi comizi contro gli sbarchi, i selfie e i bagni di folla in Lombardia, in Veneto, dove la Lega governa da anni,ma anche (più di recente) in Friuli Venezia Giulia, in Piemonte e in Liguria, in Trentino e in Alto adige fino all’Emilia Romagna, dove pur non ottenendo la vittoria ha negli ultimi anni raddoppiato i consensi, le aspettative sono ben altre.

L’esplosione del malessere

Il malessere era già forte quando Salvini governava a Roma con i Cinquestelle. Adesso però è esploso. Il blocco delle attività, la soppressione o il rinvio di eventi internazionali fondamentali come il salone del mobile, le disdette negli alberghi per i prossimi mesi, gli stabilimenti fermi, i voli cancellati per Milano da Londra per assenza di prenotazioni impongono un’assunzione di responsabilità al primo partito italiano, che ha proprio nelle regioni del Nord il suo principale bacino elettorale. E Salvini lo ha capito.

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La svolta di Salvini

Dopo aver soffiato sulla mancata chiusura delle frontiere e contribuito ad alimentare la paura da coronavirus con sparate via social, l’ex ministro dell’Interno ha cambiato atteggiamento. Anziché polemizzare con Giuseppe Conte e chiedere, come fa da mesi, l’immediato ritorno alle urne ha alzato il telefono e chiamato il premier offrendo il proprio contributo dopodiché ha inviato a Palazzo Chigi le proposte della Lega per affrontare l’emergenza economica. Infine, la richiesta d’incontro al Capo dello Stato per rappresentare a Sergio Mattarella assieme alla preoccupazione anche là disponibilità della Lega ad assumersi la responsabilità qualora fosse necessario.

Il ruolo “grimaldello” di Renzi per sfrattare Conte

È questa la svolta a cui lavorava già da tempo Giancarlo Giorgetti, il braccio destro di Salvini ma anche colui che tiene le fila dei rapporti istituzionali dentro e fuori l’Italia, e che ha in Matteo Renzi il grimaldello per far saltare la maggioranza. Il leader di Italia viva continua anche nelle ultime ore a insistere sulla inadeguatezza del premier. L’obiettivo, tanto per Renzi che per Salvini, è al momento lo stesso: sfrattare Conte da Palazzo Chigi.

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