Borse peggiorano, la Bce non conforta i mercati. Milano maglia nera, spread a 240

Borse peggiorano, la Bce non conforta i mercati. Milano maglia nera, spread a 240

la giornata dei MERCATI

Ai listini non bastano le rassicurazioni della presidente Bce che si è detta «pronta a tutto per supportare i cittadini». Peggio delle attese il dato sui senza lavoro negli Usa, mentre il Pil europeo segna un crollo storico. Banche in profondo rosso in tutto il Vecchio Continente: a Piazza Affari giù UniCredit e Intesa

di Enrico Miele e Paolo Paronetto

default onloading pic
(12963)

5′ di lettura

Il boom di disoccupati negli Usa e il crollo record del Pil europeo hanno zavorrato i listini mondiali. A nulla sono servite le rassicurazioni della Bce e di Christine Lagarde, che si è detta «pronta a tutto per supportare i cittadini». Le Borse del Vecchio Continente, peggiorate in scia con Wall Street, hanno chiuso con pesanti rossi la seduta del 30 aprile, con Piazza Affari giù del 2,09%. A incidere sulla fuga dal rischio degli investitori – dopo un aprile record per i mercati – sono i dati sulla recessione che morde sulle due sponde dell’Atlantico: il presidente della Bce ha annunciato che l’Eurotower prevede un calo del 15% del Pil nel secondo trimestre, mentre nel 2020 l’economia dell’eurozona accuserà una flesisone tra il 5% e il 12%. Lagarde ha anche confermato le dimensioni del programma pandemico di acquisti, deludendo chi si aspettava una revisione al rialzo dei 750 miliardi messi in campo. Segnali preoccupanti sono arrivati dagli Stati Uniti, dove le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione nell’ultima settimana sono scese a 3,89 milioni ma risultando superiori alle attese degli analisti (pari a 3,5 milioni). Il generale incremento dell’avversione al rischio ha portato così gli investitori a far scattare i realizzi, nell’ultima seduta di quello che è stato un mese comunque da record per i listini. Dopo il crollo di marzo, infatti, per l’Europa questo è il miglior mese dal 2009, mentre per l’Msci World Index è il più felice fin dalla nascita dell’indice nei tardi anni ’80. Sui listini continentali le vendite hanno colpito in primo luogo le banche, con il sottoindice Stoxx del comparto che ha ceduto oltre il 4%.

Calo record per il Pil dell’Eurozona

Sull’umore degli investitori hanno pesato così i pessimi dati macroeconomici arrivati nel Vecchio Continente . Dopo aver certificato che l’economia Usa ha interrotto la fase di espansione più lunga della storia nel primo trimestre, nel Vecchio Continente il Pil dell’Eurozona ha segnato un ribasso del 3,8% nel primo trimestre, un record. Va ancora peggio ai singoli stati: la Francia è entrata in recessione (-5,8% la crescita del primo trimestre, il dato peggiore dal 1949) , il Pil spagnolo ha segnato un -5,2% e per l’Italia, dove la disoccupazione è calata all’8,4% con una sostanziale tenuta degli occupati, il Pil ha segnato una contrazione del 4,7% rispetto al trimestre precedente (-4,8% il tendenziale). Il dato è leggermente migliore delle stime, gli analisti ipotizzavano un calo del 5%, ma è comunque la contrazione maggiore dal 1995. Inoltre, in Germania la disoccupazione in Germania è salita al 5,8%e le vendite al dettaglio sono calate del 5,6%.

A Piazza Affari pioggia di vendite sulle banche

Sull’azionario milanese, il Ftse Mib ha registrato vendite a pioggia su tutte le banche, da UniCredit (con S&P che ha abbassato il suo outlook a “negativo”) a Intesa Sanpaolo, fino a Bper e Mediobanca. In una seduta nervosa si sono salvati gli energetici con Saipem e Tenaris, dopo la trimestrale in linea con le attese, che salgono grazie alla ripresa del prezzo del petrolio. Vendite su Fca in attesa della ripartenza di alcune fabbriche il prossimo 4 maggio. Tra i settori peggiori c’è stato quello farmaceutico con Diasorin e Recordati dopo il rally del 29 aprile legato al +12% dei ricavi nel primo trimestre.

Greggio in rialzo, “oro nero” cerca stabilità

Il petrolio ha proseguito sulla via dei rialzi visti nelle sedute precedenti. Anche se non si attenuano i timori sulla capacità di stoccaggio, vicina ai limiti, e sulla domanda globale, a incoraggiare gli investitori sono i timidi segnali di recupero della richiesta di benzina, mentre in vari Paesi si va verso un allentamento delle misure restrittive varate in risposta alla pandemia di coronavirus. Negli Stati Uniti, le scorte di greggio sono aumentate, ma meno delle previsioni. Così i future del Wti giugno sono saliti del 16% sopra i 17 dollari al barile mentre il Brent di pari scadenza ha guadagnato il 12% a quota 25 dollari. Dopo lo scivolone che ha portato i prezzi del Wti in territorio negativo e il successivo parziale recupero, «siamo più vicini a un equilibrio tra 15 e 20 dollari, livello che riflette temi noti, dalla distruzione della domanda che ha portato ai problemi di stoccaggio all’attesa di notizie sul fronte del taglio dell’offerta» spiegano gli analisti di Cmc Markets.

Spread chiude in rialzo a 239 punti

Chiusura in rialzo per lo spread tra BTp e Bund nella giornata segnata dalla decisioni della Bce e dalle comunicazioni della Presidente, Christine Lagarde. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark scadenza agosto 2030 si è assestato a 239 punti base, in rialzo rispetto ai 228 punti base del closing di ieri. In aumento anche il rendimento del BTp decennale benchmark che in chiusura è indicato all’1,81%, in sensibile rialzo dall’1,77 per cento del 29 aprile.

Read More

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.