Coronavirus, il virologo Silvestri: “In Italia ogni giorno muoiono circa 2mila persone: ieri ne sono …

Coronavirus, il virologo Silvestri: “In Italia ogni giorno muoiono circa 2mila persone: ieri ne sono …

Il virologo Guido Silvestri, docente negli USA alla Emory University di Atlanta, ha dedicato una nuova “Pillola di ottimismo” alla situazione Coronavirus, in Italia e nel Mondo, soffermandosi anche sul tema della responsabilità sociale, su vaccini, clorochina e immunità crociata.

Il virologo ha firmato l’intervento domenicale sulla pagina Facebook “Pillole di ottimismo” che cura con il contributo di un vasto team di esperti.

Di seguito il post integrale.

“PILLOLONE DOMENICALE

[di Guido Silvestri, domenica 2 agosto 2020]

1. RESPONSABILITA’ SOCIALE E COVID

Inizio questo “pillolone” citando una bella frase del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La libertà non è il diritto di fare ammalare gli altri”.

Una frase che condivido pienamente e sulla quale invito tutti a riflettere con grande attenzione. Una persona che sia nella certezza o nel ragionevole dubbio di avere una malattia infettiva contagiosa, e decidesse di usare comportamenti che mettono altre persone a rischio di contrarre quella infezione solo perché lei o lui non prova sintomi o magari perché non è a rischio di sviluppare una malattia grave, bene, quella persona compie un atto di grave irresponsabilità sociale. Questo è bene ricordarlo a chiare lettere, e vale per COVID-19 come per ogni altra malattia contagiosa (HIV, per esempio).

Allo stesso tempo, ritengo che sia segno di egoismo e grave insensibilità sociale il parlare di altre “chiusure” o “nuova normalità” con indifferenza o, peggio ancora, con supponenza moralistica, dimenticando o peggio fregandosene dei danni socio-economici e psicologici legati a queste situazioni, così dando luogo alla sgradevole sensazione che certi aspetti del problema non si avvertano quando si ha una posizione sociale sicura e dallo stipendio fisso (i.e., professore universitario o dirigente statale).

La responsabilità sociale è un concetto importante, da vivere ed applicare a 360 gradi.

2. SITUAZIONE IN ITALIA

Oggi in Italia 5 morti di COVID-19, con 43 malati in terapia intensiva (1.1% del picco) ed i ricoveri ospedalieri totali a quota 705 (MINIMO STORICO da mesi, mentre al picco erano oltre 29.000). I nuovi casi sono 295, quindi un po’ meno dei giorni scorsi, ed i casi totali attivi sono al momento 12.457 (al picco erano oltre 108.000). Situazione quindi sotto controllo, e per ulteriori approfondimenti suggerisco a tutti di leggere, sempre su questa pagina, la rubrica “Numeri in Pillole” del nostro immenso Paolo Spada.

Una doverosa riflessione: come sappiamo, in Italia ogni giorno muoiono circa 2.000 persone. Il che vuol dire che ieri ne sono morte 5 di COVID-19 e 1.995 di altre cause. Cerchiamo di ricordarci anche di loro.

3. SITUAZIONE NEL MONDO

Il quadro generale di COVID-19 nel mondo conferma tutto sommato quello della settimana scorsa, con aumento globale dei contagi (7-day moving average, 7DMA, adesso attorno a quota 260.000), ma con una 7DMA della mortalità che rimane a 5,682 – mentre al picco della cosiddetta prima ondata, tra marzo ed aprile, la 7DMA dei contagi era a ~80.000 con 7DMA della mortalità a 7.041. In altre parole, a fronte di un triplicarsi dei nuovi casi al giorno, la mortalità globale da COVID-19 rimane di circa un 20% inferiore a quella del picco.

La stessa separazione tra numero dei casi e mortalità è ugualmente evidente negli USA, dove la 7DMA dei casi era a 32.145 al picco in aprile ed è oggi a 63.792 (finalmente in calo per sette giorni di fila, era 69.159 una settimana fa, ma sempre quasi il doppio dei casi giornalieri di aprile), mentre la 7DMA dei decessi è oggi a 1.129 (50.1% del picco di 2.254 registrato a inizio aprile). Va comunque specificato che la mortalità da COVID-19 in USA è in aumento da quattro settimane (nadir della 7-DMA il 5 luglio a quota 516, oggi è a quota 1.129, come detto sopra), trainata dall’aumento osservato in CA, FL, TX ed AR. In questo momento però fa ben sperare che la 7DMA dei contagi sembra aver superato il picco anche in questi stati (oltre che nel paese intero). Continueremo ovviamente a monitorare la situazione con grande attenzione.

Nel resto del mondo i casi sono in crescita in Australia, India, Giappone, Argentina, Perù, Colombia, Rep. Dominicana, Marocco, Kenya, Ethiopia, Ghana, Libano, Hong Kong, Philippines, Vietnam ed Indonesia. Invece si è raggiunto il picco on plateau dei nuovi casi in Brasile, Bolivia, Messico, Algeria, Nigeria, Singapore, Israele e Iran, e siamo in fase di stabile discesa in Russia, Sudafrica, Pakistan, Kazakhstan, Arabia Saudita, Bangladesh, Cile, Qatar, Ivory Coast ed Egitto (più tanti altri). Rimangono rare “isole felici” con pochissimi casi, tra cui la Nuova Zelanda e la South Korea, ed in questi casi gli esperti si pongono il problema della strategia a medio-termine (tenere chiuso sperando che un “game changer” arrivi presto ma nel frattempo pagando un prezzo salato dal punto di vista socio-economico oppure riaprire facendo affidamento su monitoraggio e preparazione sanitaria).

Venendo in Europa, abbiamo al momento una fase epidemica in Romania, Bulgaria (dove si è raggiunto il picco), Repubblica Ceca, paesi dell’ex Yugoslavia (con Serbia e Croazia che sembrano oltre il picco), Albania e forse anche in Grecia – tutti paesi dove rapide ma insostenibili “chiusure” avevano frenato l’ondata iniziale di febbraio/marzo). Abbiamo invece segnali di progressiva endemizzazione del virus in Italia, UK, Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Svezia, Belgio, Olanda, Portogallo, Turchia ed altri paesi (ed anche in Canada e nel nord degli Stati Uniti).

In questo senso è importante ricordare che, nella logica del “flatten the curve” (in italiano: evitiamo lo tsunami), avere qualche centinaio di nuovi casi al giorno, in gran parte lievi o asintomatici, con un numero basso di ricoveri in terapia intensiva, era esattamente l’obiettivo che si voleva raggiungere attraverso i lockdowns ed altri interventi non-medici, per evitare il temuto collasso delle strutture ospedaliere. Per questo risultato positivo bisogna fare i complimenti ai tanti colleghi che, in Italia come in altri paesi Europei, stanno facendo un eccellente opera di monitoraggio epidemiologico e clinico di questa fase di transizione endemica di COVID-19. Il tutto sempre ricordando che nel “secondo tempo” di questa partita i rischi di possibili nuove ondate epidemiche sono ovviamente più alti laddove il numero dei casi è stato più basso durante l’ondata iniziale (e, naturalmente, quando il clima più freddo faciliterà la diffusione del virus).

4. IMMUNITA’ CROCIATA

coronavirus 01Dopo quelli di Shane Crotty e Alex Sette (Grifoni A et al., Cell 2020, recentemente sventolato da Fauci durante una intervista alla NBC) e quelli di Marcus Buggert (“Robust T cell immunity in convalescent individuals with asymptomatic or mild COVID-19” BioRxiv https://doi.org/10.1101/2020.06.29.174888), di Antonio Bertoletti (Le Bert N et al., SARS-CoV-2-specific T cell immunity in cases of COVID-19 and SARS, and uninfected controls. Nature, July 16th, 2020), e di George Kassiotis (Ng KW et al., Pre-existing and de novo humoral immunity to SARS-CoV-2 in humans. BioRxiv doi: https://doi.org/10.1101/2020.05.14.095414.), adesso è arrivata la QUINTA descrizione indipendente di una immunità cellulare crociata tra SARS-CoV-2 ed altri coronavirus umani, stavolta da parte del gruppo di Andrea Thiel a Berlino (Braun J et al., SARS-CoV-2-reactive T cells in healthy donors and patients with COVID-19. Nature, July 29th, 2020).

Come detto in passato, questi studi hanno implicazioni immunologiche importantissime in quanto, tra le altre cose, provvedono a dare una spiegazione plausibile al fenomeno della cosiddetta “materia oscura immunologica” di COVID-19, descritto da Karl Friston – fenomeno che a sua volta spiega la mancata osservazione delle previste crescite esponenziali dei nuovi casi, che invece mostrano un andamento di tipo lineare-gompertziano (vedi Levitt M et al., MedRxiv, https://doi.org/10.1101/2020.06.26.20140814).

Ricordo che al concetto di “materia oscura immunologica” possono contribuire altri fattori, ad esempio genetici (al momento sconosciuti), di immunità innata, e comportamentali.

Spero di trovare presto il tempo e l’energia di tornare a parlare più in dettaglio di questo concetto di cui si parla poco ma che ha profondissime implicazioni nella comprensione delle dinamiche epidemiologiche di COVID-19.

5. AGGIORNAMENTO SUI VACCINI

vaccino coronavirusCome tutti sappiamo lo sforzo della comunità scientifica internazionale per realizzare un vaccino sicuro ed efficace contro COVID-19 è enorme e probabilmente senza precedenti nella storia dell’umanità. Da persona che lavora in un “vaccine center” e che ha dedicato buona parte della sua vita e della sua ricerca alla scoperta di nuovi vaccini, vi garantisco che questo tema mi appassiona particolarmente e mi rende molto ottimista. A chi volesse approfondire l’argomento suggerisco di leggere la bellissima review del mio caro amico John Moore su Journal of Virology (Moore JP & Klasse PJ. SARS-CoV-2 vaccines: ‘Warp Speed’ needs mind melds not warped minds. J Virol. 2020 Jun 26:JVI.01083-20. doi: 10.1128/JVI.01083-20. PMID: 32591466).

Per ricapitolare, ricordo che al momento secondo il COVID-19-tracker del Milken Institute i vaccini in fase di studio clinico sono i seguenti:

Fase III (cinque prodotti):

Moderma (LNP encapsulated mRNA, MRNA-1273); Oxford Astro Zeneca (Ad vector AZD-1222); Sinopharm/BIBP (inactivated virus); Sinopharm/Wuhan (inactivated virus); Sinovac (inactivated virus)

Fase II (tre prodotti): Biontech/Fosun/Pfizer (LNP-mRNA); Cansino/BIB/CNRC (Ad5 vector); IMB/CAMS (inactivated virion)

Fase I (dodici prodotti): Bharat (inactivated virion); Clover/GSK/Dynavax (protein subunit, trimer S); CureVac (mRNA); Gamaleya (Ad vector); Genexine (DNA); Inovio (DNA); Medicago (plant-derived VLP); Novovax (protein subunit, recombinant); Queensland CSL (protein subunit, stabilized); Vacequity/Imperial (RNA – LNP/NCOVSARNA); Vaxin PTY/Flinders (protein subunit, COVAX-19); Zynus Cadila (DNA).

Inoltre ci sono al momento altri 178 prodotti in fase di sviluppo pre-clinico.

Questa settimana il New England Journal of Medicine, una delle bibbie della medicina clinica, ha pubblicato i risultati molto incoraggianti dello studio pre-clinico del vaccino Moderna nei macachi, mostrando come questo prodotto ha indotto la produzione di anticorpi capaci di neutralizzare efficacemente SARS-CoV-2 e conferito protezione dalla infezione sperimentale con il virus (Corbett KS et al., Evaluation of the mRNA-1273 Vaccine against SARS-CoV-2 in Nonhuman Primates. N Engl J Med July 28, 2020 DOI: 10.1056/NEJMoa2024671).

Sempre in questi giorni Nature, la rivista scientifica più prestigiosa del mondo, ha pubblicato un altro studio sempre sui macachi da parte del team di Sarah Gilbert alla NIH, in cui si dimostra protezione contro COVID-19 usando un vettore AdC — cioè chimpanzee adenovirus — che codifica la proteina spike del virus (Van Doremalen N et al., ChAdOx1 nCoV-19 vaccine prevents SARS-CoV-2 pneumonia in rhesus macaques. Nature July 30th, 2020). In un altro studio depositato su BioRxiv, il gruppo di David Weiner al Wistar Institute insieme alla Inovio ha mostrato la efficacia, sempre nei macachi, di un vaccino a DNA recombinante usato per via intradermica (Patle A et al., Intradermal-delivered DNA vaccine provides anamnestic protection in a rhesus macaque SARS-CoV-2 challenge model. BioRxiv doi.org/10.1101/2020.07.28.225649).

Infine, e con enorme gioia, segnalo, sempre su Nature, lo studio diretto dal mio “fratellino” Dan Barouch della Harvard University, da cui si evince che la somministrazione unica di un vettore Ad26 (adenovirus umano di ceppo 26) ha indotto la produzione di anticorpi neutralizzanti e conferito protezione contro SARS-CoV-2 in macachi (Mercado NB et al., Single-shot Ad26 vaccine protects against SARS-CoV-2 in rhesus macaques. Nature July 30th, 2020).

Insomma, la sensazione molto netta è che questi candidati vaccini siano (i) efficaci nello sviluppare anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 e (ii) capaci di conferire protezione dalla malattia nell’animale da esperimento, in particolare nel macaco. E’ per questo del tutto ragionevole presumere che tale protezione si manifesti anche nei trail clinici di efficacia (fase III) che sono attualmente in corso. Come nel caso degli anticorpi monoclonali neutralizzanti contro SARS-CoV-2, di cui abbiamo parlato a lungo domenica scorsa, si tratta di una ricerca che avanza in modo rapido e che rappresenta un potenziale game-changer assoluto per gestire la pandemia da COVID-19.

E’ importante anche precisare che, sebbene questi candidati vaccini in corso di studio clinico rappresentino un grande progresso, la prima generazione di vaccini COVID-19 verrà probabilmente soppiantata nei mesi o anni seguenti da una seconda generazione di vaccini in cui l’efficacia sarà più duratura e/o mirata su specifiche categorie e gruppi demografici.

6. CLOROCHINA

L’uso di clorochina o idrossiclorochina nella terapia di COVID-19 rimane controverso e si tratta, purtroppo, di una di quelle situazioni in cui, a causa di un approccio mediatico sensazionalistico, di affermazioni irresponsabili da parte di importanti politici e della pubblicazione affrettata di dati poi ritrattati, si è creato una spiacevole polarizzazione di opinioni per cui la clorochina è diventata un salvavita miracoloso o una specie di filtro magico alla Dulcamara (mentre non è, ovviamente, né l’uno né l’altro).

Nella speranza di riportare la conversazione sulla clorochina nell’alveo dei dati scientifici segnalo due articoli usciti la settimana scorsa su Nature. Nel primo, da parte del team di Stefan Pohlmann a Gottingen, in Germania, si dimostra che la clorochina non ha effetto antivirale diretto sulla infezione di SARS-CoV-2 su cellule polmonari umane (Hoffmann M et al., Chloroquine does not inhibit infection of human lung cells with SARS-CoV-2. Nature. July 22nd, 2020). Nel secondo, da parte del team del IDMIT* di Parigi guidato da Roger LeGrand si dimostra che la idrossiclorochina NON ha efficacia terapeutica o preventiva nella infezione da SARS-CoV-2 dei macachi, né da sola né in associazione con l’antibiotico Azitromicina ( Hydroxychloroquine use against SARS-CoV-2 infection in non-human primates. Nature. July 22nd, 2020).

A questo punto direi che il razionale biologico e l’evidenza clinica per considerare la clorochina un utile approccio terapeutico o preventivo per COVID-19 sono ridotti ad un punto tale per cui non sembra affatto appropriato raccomandarne l’uso generalizzato.

[*per completezza di informazione dichiaro che sono membro dello Scientific Advisory Board di IDMIT dal 2017]

7. UN GRANDE GRAZIE A TUTTI!

La pagina PILLOLE DI OTTIMISMO ha oggi superato i 50.000 followers!! Il che non è affatto male per una pagina diretta da un vecchio prof italo-americano, gestita da un team di volontari e lanciata poco più di un mese fa.

Nel ringraziare tutti quelli che ci seguono, vi invitiamo a spargere la voce della nostra esistenza e del lavoro che facciamo. All’insegna della scienza, dello studio, del lavoro, dell’onestà, dell’assenza di conflitti di interessi e/o agende personali, e sempre basandoci sull’ottimismo che viene dalla conoscenza.”

Read More

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.