Licenziamenti, sgravi, contratti: così cambia il lavoro con il dl Agosto

Licenziamenti, sgravi, contratti: così cambia il lavoro con il dl Agosto

Governo

Il nuovo pacchetto per tutelare l’occupazione vale circa 12 miliardi di euro complessivi. Altri 500 milioni al fondo nuove competenze per favorire le transizioni lavorative. Naspi e Dis-coll si allungano di altri due mesi

di Claudio Tucci

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Il nuovo pacchetto per tutelare l’occupazione vale circa 12 miliardi di euro complessivi. Altri 500 milioni al fondo nuove competenze per favorire le transizioni lavorative. Naspi e Dis-coll si allungano di altri due mesi

6′ di lettura

Il pacchetto lavoro contenuto nel decreto Agosto vale circa 12 miliardi di euro. Si spazia dal rifinanziamento della Cig per altre 18 settimane a una serie di sgravi e incentivi temporanei a imprese e professionisti per tutelare (e, in qualche modo, creare) occupazione e reddito. In primis al Sud. Sul tema, delicatissimo, dei licenziamenti si conferma una soluzione di compromesso, con il divieto, in scadenza il prossimo 17 agosto, che viene prorogato, ma con un meccanismo, in parte mobile, legato al periodo massimo di fruozione della cassa integrazione o dell’esonero contributivo (se l’impresa rinuncia alla Cig). Ma vediamo, voce per voce, nel dettaglio l’intero pacchetto lavoro contenuto nel provvedimento varato ieri, 7 agosto, salvo intese tecniche, dal governo (le misure potrebbero perciò subire ritocchi, ma questa che illustriamo è l’ultima bozza disponibile).

Arrivano altre 18 settimane di cassa

Il decreto Agosto allunga la cassa integrazione di ulteriori 18 settimane, che devono essere “collocate” nel periodo compreso tra il 13 luglio e il 31 dicembre 2020. Le prime 9 settimane sono a totale carico dello Stato, come le precedenti 18, previste dai decreto Marzo e Rilancio, quindi senza costi per le imprese. Le ulteriori 9 settimane di trattamento invece prevedono un regime differente, legato alla perdita di fatturato. Il meccanismo funziona così: il datore è tenuto a versare un contributo addizionale pari al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, se lo stesso datore ha avuto una riduzione del fatturato aziendale (primo semestre 2020 su primo semestre 2019) inferiore al 20 per cento. Il contributo addizionale è pari al 18% se l’impresa non ha avuto alcuna riduzione del fatturato. Il contributo addizionale non è dovuto dai datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al venti per cento e per coloro che hanno avviato l’attività di imprese successivamente al primo gennaio 2019.Le domande di accesso alla nuova cassa integrazione Covid-19 devono essere inoltrate all’Inps, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il termine di decadenza di cui al presente comma è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto Agosto.

Sgravi all’azienda che rinuncia alla Cig

In via eccezionale, al fine di fronteggiare l’emergenza da Covid-19, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i nuovi trattamenti e che abbiano già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale, previsti dai decreti Marzo e Rilancio, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di quattro mesi, fruibili entro il 31 dicembre 2020, nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei predetti mesi di maggio e giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi Inail, riparametrato e applicato su base mensile. L’esonero può essere riconosciuto anche ai datori di lavoro che hanno richiesto periodi di integrazione salariale ai sensi del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalle legge 24 aprile 2020, n. 27 e successive modificazioni e integrazioni, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020. Chi beneficia di questo esonero non può licenziare.

Stop ai licenziamenti solo in presenza di Cig (ma con delle eccezioni)

Alla fine lo stop ai licenziamenti per motivi economici, in scadenza al 17 agosto, si allunga di nuovo. La mediazione all’interno del governo prevede un meccanismo, in parte “mobile”, ma con delle eccezioni. In pratica, non si potrà licenziare finché si utilizza la Cig Covid-19 o lo sgravio contributivo per chi rinuncia all’ammortizzatore. Si potrà invece licenziare: in caso di cessazione definitiva dell’attività dell’impresa; nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo; e sono inoltre esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Altri 500 milioni al fondo nuove competenze

Il decreto Agosto stanzia poi,, complessivamente, altri 500 milioni per arricchire la dote del fondo nuove competenze, introdotto con il decreto Rilancio, con l’obiettivo di spingere la formazione dei lavoratori e aiutare così le transizioni occupazionali. Questi 500 milioni, 200 quest’anno, 300 nel 2021, si sommano ai 230 milioni già previsti, per un totale di 730 milioni. In pratica, con questo strumento, i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale possono realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa, con le quali parte dell’orario di lavoro viene finalizzato alla realizzazione di percorsi formativi. Rimodulazione dell’orario di lavoro significa variazione della destinazione delle ore già concordate, per via di mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa (l’accordo, quindi, secondo le primissime interpretazioni, non può incidere sulla quantità di ore).

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