Smart working, Profumo fa i conti: «Si libererà il 30% degli uffici»

Smart working, Profumo fa i conti: «Si libererà il 30% degli uffici»

Lavoro

di Dario Di Vico20 ago 2020

Smart working, Profumo fa i conti: «Si libererà il 30% degli uffici»

Alla riapertura delle attività produttive e degli uffici il nodo smartworking arriverà al pettine e le aziende dovranno stabilire quanto di emergenziale e quanto di strutturale l’esperienza di questi mesi lascia in eredità. Se questo è il quesito la risposta che viene da uno dei più importanti ceo italiani, Alessandro Profumo (gruppo Leonardo), è netta. «Penso che si libererà un 30% degli spazi ora occupati dagli uffici e ovviamente ci saranno forti conseguenze sul mercato immobiliare».

Profumo parlava al meeting di Rimini insieme al presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo e ha anticipato le idee con le quali il gruppo Leonardo intende gestire la discontinuità. Il lavoro da remoto non dovrà interessare solo le donne, potrà essere modulato per cui si resta a casa magari solo due giorni la settimana, l’azienda dovrà provvedere a dotare il personale di tutti gli strumenti necessari, bisognerà fare attenzione agli enormi problemi di cybersecurity che la novità comporta. «La cosa certa è che tutto ciò cambia radicalmente l’assetto organizzativo degli uffici».

Ma al di là degli spazi le aziende dovranno fare i conti con quello che il ceo di Leonardo ha definito «cambiamento dei processi», perché è tutt’altro che scontato che il lavoro a distanza sia intelligente (smart). Secondo Profumo le mansioni più strettamente amministrative si possono decentrare più facilmente, più complicato è far lavorare da remoto 10 mila ingegneri che sono giustamente abituati al contatto quotidiano, alla verifica dello stato di avanzamento dei lavoro, a uno scambio interpersonale e creativo. Detto questo «in Leonardo nessuno ha perso il posto di lavoro» e sono stati stabilizzati i contratti a tempo determinato. Il portafoglio ordini va bene e il gruppo non ha minimamente rinunciato ai programmi di investimento che prevedono l’apertura di 7 lab digitali: il primo a Genova con il super calcolatore per il business dei big data.

Più prudente la posizione di Blangiardo, secondo il quale «lo smartworking è una soluzione, una delle opportunità che si vanno a presentare, ma non dobbiamo enfatizzarla perché crea anche dei problemi». Dovremmo, dunque, trovare una mediazione che «consenta di conservare il legame con il luogo di lavoro». A preoccupare maggiormente l’Istat è però la tendenza alla rassegnazione da parte dei disoccupati. «I dati di marzo, aprile e maggio hanno segnato ovviamente una fortissima caduta, poi già da maggio e poi confermata in giugno è iniziata la ripresa — ha spiegato Blangiardo —. Ma è preoccupante che l’aumento del numero di coloro che nemmeno si offrono sul mercato del lavoro, persone scoraggiate che dicono “in fondo, tanto non ci sono opportunità”».

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