Ascolti da favola per un pinocchio annacquato

martedì 3 Novembre 2009 - Spettacoli

Ascolti da favola per un pinocchio annacquato Diciamo subito che il Pinocchio di Raiuno ha avuto grande successo: non si conoscono ancora i risultati di ieri, quando la seconda puntata della miniserie ha dovuto competere con il Grande Fratello, ma domenica lo sceneggiato tratto dal libro di Collodi è stato seguito da 7 milioni 723 mila spettatori, 31,79 di share, la percentuale di ascolto. Livellata la concorrenza. Tanto per dare un’idea: Ocean’s 13, con quei bei tomi di George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, di spettatori ne ha avuti 2 milioni 426 mila, su Canale 5; Report su Raitre, 2 milioni 745 mila; Ncis su Raidue, 2 milioni 813 mila; un altro film, 300 su Italia 1, 2 milioni 900 mila.

Dare un po’ i numeri può anche servire a delineare un contesto. E il contesto è indubbiamente quello di un prodotto che è stato molto seguito: il sorriso insieme candido e birbante del protagonista, l’inglese Robbie Kay, ha parecchio contribuito al gradimento. In un momento in cui la televisione è terreno di conquista e sede principale di svolgimento delle prove muscolari di politica-spettacolo, i bambini costituiscono con tutta evidenza un bene-rifugio. Gli ascolti svettano quando ci sono loro di mezzo, da Chi ha incastrato Peter Pan? con Bonolis e Laurenti su Canale 5, a questo Pinocchio prodotto da Raifiction, Lux Vide e Power.

Produzione internazionale, cast altrettanto. Bob Hoskins, che alla tv italiana è già stato Duce e Papa, adesso era Geppetto, tanto diverso dall’iconografia classica incarnata da Nino Manfredi per Comencini, nel ‘72; Thomas Sangster, Lucignolo; Joss Ackland, Mastrociliegia. Maurizio Donadoni era Mangiafoco, Francesco Pannofino (la voce di George Clooney, il protagonista di Boris) e Toni Bertorelli erano il Gatto e la Volpe. E poi ecco Margherita Buy nel ruolo inventato della maestra Laura, Alessandro Gassman in quello di Collodi, mentre Violante Placido, prossima Moana Pozzi su Sky, era la Fata Turchina e Luciana Littizzetto il Grillo Parlante.

E dunque: questo Pinocchio avrà avuto anche grande successo, ma era bruttissimo. Carissimo Pinocchio, bruttissimo Pinocchio, ancorché amico dei giorni più lieti. E non perché gli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Carlo Mazzotta si sono presi tutte le libertà del mondo, i libri «immortali», i grandi classici, sono lì apposta perché se ne faccia scempio, tanto reggono. Ma perché la realizzazione era, anche tecnicamente, sgangherata, come se il regista Alberto Sironi avesse dovuto correre dietro ai personaggi, montando le scene in modo frammentario, a scatti come le movenze del burattino. Sgangherato soprattutto l’autodoppiaggio degli attori italiani. Non c’era nessun coordinamento tra la bocca che pronunciava le parole e le parole che venivano pronunciate, come se fosse mancato il tempo per l’adattamento labiale: sembravano tutti dei Ghezzi, sapete quando Ghezzi parla in asincrono su se stesso. Fastidiosissimo.

Si è voluto trasformare Pinocchio in un fantasy gotico e visionario alla Tim Burton, una cosa tra la Fabbrica del cioccolato e La sposa cadavere: ma allora sarebbe stato meglio riscrivere di bel nuovo una storia, invece di riprendere la triste vicenda del vecchio burattino. Pinocchio è un personaggio difficile, ostico, ci inciampò anche Roberto Benigni che in fondo, nel 2002, realizzò un bel flop: d’autore, ma flop. Pinocchio non è simpatico. E’ un bambino ingrato e ondivago, che non riesce mai a portare a termini i suoi buoni propositi, di cui notoriamente è lastricata la strada dell’inferno. Forse è un tipico italiano, esposto ai vizi capitali, peccatore e pentito, ecco perché agli italiani piace. Come, sempre in tv, piacque quello famoso di Comencini, meno grottesco e più squisitamente favolistico.

Gli spunti per i personaggi grotteschi, d’altronde, è lo stesso Collodi, cioè Carlo Lorenzini, a fornirli: e qui, per ricompensarlo, trasformano in personaggio sceneggiato pure lui, Alessandro Gassman che va a farsi riparare uno scrittoio da Geppetto, espediente ridicolo come ridicola è la fantesca dall’accento napoletano che sbircia nei manoscritti. E la Fata dai Capelli Turchini con i capelli rossi? Ma perché, perché? Non c’è niente di male se non vi piace la Fata Turchina: ma allora fate un altro film. Perché voler attualizzare quell’antipatico di Pinocchio rendendolo un antesignano rappresentante dei difficili rapporti con i genitori? Con un padre single che non sa che pesci pigliare? Luciana Littizzetto-Grillo Parlante, infine. Meglio, ma molto meglio da Fazio. Dove le battute sono sue. Qui invece era servita male, con un Grillo traformato in sfuggente, inetto consigliere, da quel vecchio saggio che era.

 

Fonte LaStampa.it



  1. giovanni scrive:

    concordo pienamente con la precednte opinione sul nuovo pinocchio veramente brutto non suscita alcuna emzione.

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