Imprese a secco e banche cucite

giovedì 12 Gennaio 2012 - Economia

Imprese a secco e banche cucite «Non ho la certezza che i soldi giunti dalla Bce alle banche italiane non siano utilizzati come si deve a favore del finanziamento delle imprese. Il dato di fatto è che per le Pmi la morsa non si allenta e dunque il sospetto sorge spontaneo». L’espressione è di Isi Coppola, assessore regionale veneto all’economia, con riferimento al dibattito innescato due giorni fa dal presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat, secondo il quale le risorse destinate dalla banca europea ai nostri istituti di credito non sarebbero sfruttati, com’era lecito attendersi, in un’ottica di impulso allo sviluppo produttivo.

 Le banche, cioè, anziché potenziare i canali degli impieghi verso le aziende, userebbero tali fondi per rinforzare il proprio patrimonio ed aggiustare i loro conti interni. «Tomat fa bene a mettere il dito sulla piaga - insiste Coppola - e se poi invece ci sbagliamo e la piaga non c’è allora tanto meglio. Però da parte mia non posso negare che ho un rapporto quotidiano con imprese che si trovano di fronte rubinetti non chiusi ma piombati. Imprese in difficoltà molto spesso più per crediti che per debiti e che magari hanno bisogno soltanto di poter acquistare la materia prima per una grossa commessa. La distanza fra banca e cliente si è fatta siderale, peggio se il cliente è un’azienda».

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